Quando il condottiero
diventò anche

Garibaldi non abita più a Tangeri: la strada che portava il suo nome è diventata più coerentemente Rue Hassan Ibn Al-Fahrat. Resta, al numero 35, l’elegante palazzina ottocentesca, con un tocco liberty posteriore, di cui il Generale fu ospite per qualche mese tra l’inverno del 1849 e la primavera del 1850, diventato poi residenza del Console quando esisteva ancora un Consolato italiano. Il bicentenario non poteva ignorare questa tappa delle peregrinazioni garibaldine, con una cerimonia commemorativa alla presenza dell’Ambasciatore il 21 novembre. Nello stesso quartiere, qualche strada più avanti, studiosi e storici italiani e locali hanno ragionato sulla figura di Garibaldi sotto la luce della biografia e della critica storica. "Garibaldi tengerino", questo il titolo del convegno. Nella rievocazione prende corpo un Generale poco più che quarantenne, reduce dalla sconfitta della Repubblica Romana e dalla perdita di Anita ma sempre abitato da un attivismo che non sopporta l’inazione troppo prolungata. Nell’esilio tangerino Garibaldi comincia a scrivere le Memorie, che saranno tradotte in francese da Alessandro Dumas padre, che era stato anche lui ospite della città nel 1846. Ma il Generale riesce anche a galvanizzare gli spiriti dei genovesi, marinai e commercianti, qui residenti e presto conquistati alle sue idee. Tra gli altri anche quel Carpaneti, console generale del Regno di Sardegna, incaricato di sorvegliarlo e poi dimissionario per seguire Garibaldi quando lascerà Tangeri per l’avventura successiva. L’impatto di tanto personaggio non aveva lasciato indifferenti nemmeno le avanguardie politiche emergenti nel Maghreb, con un’estensione fino al movimento operaio tunisino. Nelle Memorie garibaldine si parla di Tangeri come della “città gioiosa”, ma la gratitudine di Garibaldi doveva essere diretta soprattutto al liberalismo delle autorità locali, nella fattispecie il sultano Abd er-Rahman, che gli aveva permesso un soggiorno di quasi sette mesi, diversamente da quelle di Malta, Tunisi e Gibilterra, assai meno generose.