Pubblicate le memorie
di un garibaldino russo


Il libro presenta per la prima volta la traduzione in italiano delle "Memorie" del letterato e giornalista russo Lev. I. Mecnikov, che prese parte alla Spedizione dei Mille con il grado di tenente. Uno degli elementi di maggior pregio, come sottolinea nell'Introduzione Renato Risaliti, curatore di "Memorie di un garibaldino" (Ed. del C.I.R.V.I. - cirvi@cirvi.it), è rappresentato dal fatto che le "Memorie" furono pubblicate (in Russia) a brevissima distanza dagli eventi narrati e, quindi, la loro attendibilità risulta tanto più accurata. Non mancano certamente le "Memorie di Garibaldini", sia italiani che stranieri, ma questa pubblicazione aggiunge ulteriori particolari e dettagli a quei fatti che contribuirono in modo fondamentale a far nascere la nazione italiana così come oggi la conosciamo. Il racconto del Mecnikov è sostanzialmente diviso in due parti: nella prima (capp. I-XIII) vengono riportati gli eventi storici veri e propri, che iniziano alla fine dell'agosto 1860, allorché i brillanti successi di Garibaldi in Sicilia spinsero altri volontari non solo italiani, ma anche stranieri ad arruolarsi nelle file dei Garibaldini (Mecnikov faceva parte della compagnia che salpò dal porto di Livorno il 30 agosto 1860), per terminare con la decisiva battaglia del Volturno che si svolse il 2 ottobre di quello stesso anno e sancì l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna. Nella seconda parte (capp. XIV-XXVI) invece Mecnikov si sofferma a descrivere alcuni personaggi che egli incontra durante la sua permanenza tra le file dei garibaldini, senza rinunciare allo stesso tempo a fornire delle brevi, ma essenziali indicazioni di quella che era la situazione dell'Italia Meridionale, e in particolare di Napoli, in quella fase così importante della storia italiana. Lo stile con cui l'autore scrive è vivace e non risulta mai noioso, poiché gli stessi eventi bellici vengono riportati con essenzialità, in quanto tutto ciò che vi è di importante viene riferito dal Mecnikov, il quale si rivela, allo stesso tempo, attento a dei particolari che arricchiscono la narrazione. Questo risulta evidente nel racconto degli eventi bellici, soprattutto durante la battaglia del Volturno, in cui Mecnikov ebbe un ruolo importante nell'approntamento delle fortificazioni nei pressi di Capua, dove era posizionato il centro dello schieramento dell'esercito di Garibaldi. Sempre presente sullo sfondo la disparità delle forze fra garibaldini e esercito borbonico sia a livello di numero di uomini sia a livello di mezzi. Basti pensare che gli unici cannoni veramente funzionanti impiegati nella battaglia del Volturno, erano quelli rubati ai Borboni, durante scontri precedenti. Colpisce, inoltre, nella descrizione della battaglia, l'improvvisa apparizione di Garibaldi, che in piedi e in prima fila al solito, come stregato, rimaneva immune e non toccato dagli obici e le pallottole era come se non le notasse affatto Alla sua vista, quasi che fosse un eroe dei miti antichi, i garibaldini si rinfrancano e ribaltano le sorti della battaglia che sembrava sul punto di essere perduta. Ma certamente Mecnikov offre il meglio di sé nella descrizione dei personaggi, in quanto si rivela assai abile nel tratteggiarli, dando maggior peso ai loro modi di agire e ai loro atteggiamenti, ancor più che ai tratti fisici. Vi sono personaggi come Sangiovannara, proprietaria di una taverna nel cuore di Napoli e garibaldina convinta, alla quale Mecnikov dedica un intero capitolo, il XVIII, in cui ci fa capire quanto fosse radicato il fenomeno della camorra già un secolo e mezzo fa, oppure Naniella (cap. XX) giovane prostituta della quale Mecnikov ci racconta la triste storia. Un capitolo ciascuno (XXIV e XXV) viene, infine, dedicato a Garibaldi e a sua moglie Anita, con la toccante descrizione della morte di quest'ultima, avvenuta il 9 agosto 1849 durante la precipitosa fuga da Roma, in seguito al fallito tentativo di instaurare la Repubblica nel territorio dello Stato Pontificio. Non meno efficaci sono le descrizioni di personaggi minori che compaiono qua e là all'interno della prima parte delle 'Memorie', ma che Mecnikov caratterizza alla perfezione con poche parole. Su tutti spiccano certamente il rude colonnello Corrao, "borghese siciliano di mezzo calibro: fanatico della religione capita a modo suo, fanatico della nazionalità italiana e delle idee della Giovane Italia" (pp. 36-37) e dell'abruzzese Domenico Flocco (pp. 32-33), che fornì prezioso aiuto al Mecnikov nella costruzione delle barricate e delle opere difensive prima della battaglia del Volturno. Vi è un'ultima considerazione che vale la pena fare: viene, cioè, da chiedersi il motivo per cui così tanti volontari si unirono a Garibaldi, non solo italiani, ma anche stranieri e di tante nazionalità (russi, ungheresi, francesi e via dicendo), i quali rischiavano di morire per una nazione e un popolo cui in fondo non appartenevano. Ebbene, c'è un episodio all'interno di queste 'Memorie' che a mio avviso può spiegare perfettamente questa motivazione: in una taverna di Santa Maria di Capua Mecnikov incontra uno zuavo ungherese, di cui non ci riporta il nome e che non comparirà altrove, il quale, rivolgendosi al suo giovane aiutante, dice dello stesso Mecnikov: "Ecco, il tenente conosce diverse scienze e questo è evidente dalla sua faccia. Straniero come noi è venuto a combattere per l'Italia perché ad ogni persona buona piace battersi per una buona causa". Sono parole e motivazioni che oggigiorno suonerebbero quasi senza senso (a meno che la buona causa non sia un bel po' di soldi!), ma che sintetizzano perché tanti uomini e donne provenienti da ogni angolo d'Europa presero parte alla Spedizione dei Mille: un'impresa per una buona causa compiuta da uomini buoni.


LA QUARTA DI COPERTINA

Lev Mecnikov, una delle maggiori personalità russe della seconda metà del secolo XIX, all'epoca dei fatti qui narrati aveva ventidue anni. Possedeva una grande carica emotiva ed, oltre a scrivere, amava dipingere. Era un po’ claudicante per una malformazione congenita, ma questo non gli impedì di svolgere un ruolo importante, soprattutto in occasione del¬la decisiva battaglia del Volturno. Dobbiamo ora a Renato Risaliti la traduzione e la cura delle sue memorie che per la prima volta appaiono in italiano. Esse forniscono un quadro particolarmente vivo soprattutto dell’ultima fase dell’impresa garibaldina. Molto acuti sono i ritratti che Meãnikov fornisce, non solo dei grandi protagonisti, in primis Garibaldi, ma anche di personaggi in certo qual modo minori come padre Gavazzi e fra' Pantaleo. Osservatore penetrante, egli riteneva che i Mille fossero «in gran parte giovani che credevano ciecamente al loro capo» e che «Garibaldi e il comune amore per l’indipendenza dell’Italia» costituissero il grande legame «che li univa e li rafforzava giorno dopo giorno». Il libro di Meãnikov, non fosse altro che per l’assoluta rile¬vanza del personaggio, aggiunge un tassello importante alle pubblicazioni che hanno caratterizzato il bicentenario della nascita di Garibaldi. Per questo il Comitato Nazionale è stato ben lieto di aver fatto propria questa iniziativa.
(Lauro Rossi)